Home  /  Architales   /  VINCENZO MELLUSO IN VALLE D’ITRIA. DUSENSZKY VITALE, LA CASA CHE PARLA AL PAESAGGIO

Il mio fare dentro l’architettura è sempre stato caratterizzato dal bisogno di mettere insieme, nel progetto, una pluralità di condizioni e di radici. Alla base sempre la ricerca di chiarezza, di essenzialità, di ordine, attraverso dispositivi di selezione e orientamento in grado di coniugare significativamente i rapporti tra interno ed esterno, tra pubblico e privato. Vincenzo Melluso

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Vincenzo Melluso nasce, vive e lavora in Sicilia. Si sposta da Messina a Palermo, dove si laurea, nel 1981, con Pasquale Culotta e oggi insegna.

Melluso rielabora la lezione del maestro attraverso un lavoro assiduo e continuo sul tema della relazione col luogo. Un tema particolarmente positivo di questo dialogo è la Casa Dusenszky Vitale in Valle d’Itria, in Puglia.

Il terreno su cui sorge la casa è prima in piano, poi in pendenza: l’architetto ha modo, così, di tradurre in costruzione gli esiti di una ricerca che egli conduce fin dagli inizi della propria esperienza progettuale.

Dusenszky Vitale è una casa che, reinterpretando l’approccio organico di una modernità sensibile ai luoghi, proprio, tra gli altri, di Alvar Aalto e Pasquale Culotta, si adatta al luogo in cui sorge. Lo sviluppo in sezione dei corpi abitativi, si mantiene costante e l’architettura diviene, così, occasione per collegare le distanze tra una parte e l’altra della villa, creando relazioni fisiche e visive continue.

La casa è un’alternanza di pieni e di vuoti. Gli elementi dalla forte connotazione geometrica, svuotati, si rincorrono l’uno con l’altro e vanno a formare un unico organismo che si articola in base ai momenti di vita dei committenti. Il progettista rilegge la città mediterranea nelle scelte costruttive: i muri sono costruiti seguendo le caratteristiche dell’architettura storica che si esprime nella sua forza figurativa nella magia dello spazio racchiuso tra mura.

L’articolata composizione architettonica mostra come uno dei protagonisti del progetto sia il luogo racchiuso: Melluso ricerca il carattere dello spazio, quello che lui stesso definisce il più vero e spesso segreto.

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Il suo obiettivo principale è quello di riuscire a creare un’architettura che dialoghi con il luogo esterno, attraverso una dialettica diretta tra dentro e fuori. Per fare ciò utilizza la luce naturale, in grado di esaltare forme attraverso l’ombra. È, infatti, con l’inserimento misurato delle aperture e svuotando alcune parti della costruzione, che l’architetto permette alle persone di avere una percezione diretta del luogo e di tutti gli ambienti dell’edificio. Chi abita Casa Dusenszky Vitale è nelle condizioni di vivere, pur rimanendo all’interno, sia la scala domestica della propria dell’abitazione, sia la scala del paesaggio dove si sviluppa. Gli spazi a doppia altezza accolgono una grande quantità di luce, e saldano le diverse quote del terreno. I diversi livelli all’interno dell’edificio, sono, infatti, derivanti dalla morfologia del luogo e consentono agli abitanti della casa di ottenere rimandi visivi e scambi di relazione tra paesaggio esterno ed interno, rendendo l’ambiente circostante parte della propria vita.

Il lavoro in sezione è alla base di tutto il progetto: non solo negli interni ma anche nel rapporto col paesaggio. È così che la quota più alta (che congiunge quella della Masseria a quella del soggiorno) diviene un belvedere sul paesaggio, mentre il punto d’incontro tra le due quote più basse fa da prima soglia visiva. Quest’ultimo non funge, però, solo da elemento architettonico di bordo e di esaltazione del paesaggio, bensì diviene occasione per realizzare una seduta con vista sulla valle.

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Le persone sono sempre al centro dei progetti di Vincenzo Melluso, l’architettura le orienta e le assiste. Gli ambienti interni sono pensati per poter essere completati dai loro oggetti, senza che gli arredi entrino in conflitto con la distribuzione interna, pensata per loro, dell’edificio e con i suoi spazi architettonici.

L’architettura fa da sfondo alla vita di coloro che vivono e vivranno la casa. Nel luogo naturale in cui sorge, diviene il luogo privato dove disporre di ricordi, affetti e gioie.

Casa Dusenszky Vitale è, così, una villa nel paesaggio pensata per l’uomo e abitata dalle persone con il loro bagaglio di cultura, memoria e gusto.

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Francesco Mussini

La rielaborazione delle immagini è a cura di Francesco Mussini

 

 

BIBLIOGRAFIA

Vincenzo Melluso, L’architettura come distanza, Erid’A Kappa Edizioni, Bologna, 1999

Giuliano Gresleri, L’architettura del distacco, in Paesaggio Urbano, 03 Maggioli Editore, Sant’Arcangelo di Romagna (RN), 2007

Dario Costi in MMX ARCHITETTURA ZONA CRITICA, a cura di Marco Biraghi, Gabriella Lo Ricco, Silvia Micheli, Emanuela Zandonai Editore, Rovereto (TN), 2010

Vincenzo Melluso, Una casa in Puglia, Utreya, Milano, 2011

Dario Costi, Appartenenza e distanza dai luoghi e dalle circostanze, in Casabella n° 813, pp. 29-39.

 

 

 

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