Home  /  Architales   /  VILLA-STUDIO PER UN’ARTISTA, LA PALESTRA DI FIGINI E POLLINI NEL PARCO SEMPIONE

Esponenti di primo piano del razionalismo italiano, Luigi Figini (1903-84) e Gino Pollini (1903-91) hanno costituito uno dei sodalizi più duraturi e produttivi nell’affermazione dell’architettura italiana nel dibattito internazionale tra gli anni trenta e il secondo dopoguerra.  Le loro storie professionali sono quindi inscindibili l’una dall’altra e sono legate strettamente dalle opere che hanno progettato e realizzato insieme.

I due architetti si conoscono e iniziano a collaborare tra le aule del Politecnico, si laureano nell’anno accademico 1926-27.  Insieme a compagni di banco d’eccezione come Terragni, Castagnoli, Rava, Frette, Larco, costituiscono proprio in quegli anni il mitico Gruppo 7. Un nucleo “molto milanese” di architetti unito da una gran voglia di affermare, anche in Italia, il linguaggio della modernità europea captato attraverso la copia di “Vers une architecture” che Pollini si fa recapitare da Parigi.

Prima della guerra, oltre alle opere dal carattere più spiccatamente dimostrativo come la Casa Elettrica (1930), iniziano a collaborare con Adriano Olivetti, stabilendo un rapporto  che si protrarrà durante tutti gli anni cinquanta e produrrà opere di altissimo livello come il celebre Complesso degli edifici sociali della Olivetti a Ivrea.

Fin dalle prime opere viene dichiarano il loro intento di ricostruire la relazione tra architettura e ambiente, ricerca costante nel loro sodalizio durato oltre cinquant’anni.

Dopo la guerra, si attiva lo studio in via Morone, e con esso l’affermazione professionale di Figini e Pollini. Numerosi sono gli edifici realizzati nel centro di Milano, per i nuovi quartieri nella corona urbana, accompagnati dall’impegno in campo culturale, nelle associazioni, nelle riviste e nell’università.

La partecipazione alle Triennali, formidabile palestra di sperimentazioni tecniche ed estetiche almeno per tutti gli anni Trenta, diviene l’occasione per progettare il loro manifesto dell’abitare.
Proprio nell’ambito della V Triennale viene costruita  Villa Studio per un’artista (1933), immersa nel verde di Parco Sempione e demolita tre mesi dopo il termine della manifestazione.

PrimePagine.pmd

Il prototipo architettonico interpreta l’intenzione di progettare uno spazio moderno e razionale e aperto nel paesaggio ma, al tempo stesso, anche intimo e protetto.

L’edificio è composto da una struttura in acciaio, con pilastri a sezione quadrata disposti secondo un reticolo ad intervalli costanti, è iscritto in un rettangolo aureo e si dispone attorno a due spazi a cielo aperto, un patio parzialmente coperto e un solarium con una piccola vasca-piscina delimitato da pareti alte due metri.

PrimePagine.pmd

Così Figini e Pollini descrivono il piccolo e raffinato edificio:

Nella Villa-Studio il ritmo è determinato dagli intervalli costanti (cioè dal numero); gli spazi ritmici si seguono lungo le prospettive dei pilastri evadendo dall’interno verso l’esterno. La ricerca di dare alla casa una maggiore intimità ha portato a limitare le aperture verso l’esterno e ad aprire sugli spazi a cortile grandi pareti scorrevoli di cristallo orientate in modo da evitare l’insolazione estiva.

PrimePagine.pmd

Muovendosi, dunque, tra i riferimenti della cultura insediativa e dell’architettura spontanea nella città mediterranea e il nuovo mondo del razionalismo europeo, Figini e Pollini introducono nel progetto un’attenzione inedita alla relazione contestuale dell’architettura attraverso la precisazione di un rapporto necessario con la natura e il verde circostante. Le superfici sono sapientemente interrotte dalle finestre a nastro e poche altre vetrate, che tolgono peso al muro, ne evidenziano il ruolo plastico dello spessore e rendono l’ambiente luminoso.

I muri in blocchi di pomice scura contrastano con l’intero edificio intonacato bianco attivando o nascondendo relazioni visive con l’esterno.

Gli autori sottolineano il senso riflessivo progettuale fondativo di questo archetipo su concetti senza tempo:

Noi abbiamo in particolare cercato allora che le nostre opere, come fatti astratti, geometrici, conclusi, si ponessero sì in una posizione di isolamento e di distacco, ma anche che nello stesso tempo fossero in un più sicuro rapporto non soltanto con le preesistenze storiche, ma anche con quelle dello spazio naturale, vicino ed intimo, o lontano e comunque diverso: il suolo, la luce, l’ombra, gli alberi, le montagne, l’orizzonte”.

PrimePagine.pmd

 

Giulia Voltolini

La rielaborazione delle immagini è a cura di Giulia Voltolini

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

Manfredo Tafuri, Storia dell’architettura italiana 1944-1985, Torino 1982

Marco Biraghi, Storia dell’architettura contemporanea I 1750-1945, Torino 2008

Sara Protasoni, Figini e Pollini, Milano 2010

Curtis William, L’architettura moderna dal 1900, 2006

V. Gregotti e G. Marzari, Luigi Figini-Gino Pollini, Opera completa, Milano 1996

 

Nessun commento

LEAVE A COMMENT