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Il viaggio verso la Sede e il Museo di Poltrona Frau (a Tolentino, in provincia di Macerata) è come un viaggio verso l’idea astratta (e la realtà) del Made in Italy.

E’ un viaggio al centro dell’Italia, attraverso colline marchigiane che nulla hanno da invidiare a quelle più rinomate delle vicina Toscana,  lungo un’autostrada che sfiora parte del mare nostrum e che svela il bello e il brutto del questo paese: svela castelli medioevali arroccati su alture, spiagge antropizzate tra campeggi permanenti e strutture balneari, centri abitati sfrangiati dalla conurbazione della casa al mare, edifici naif da geometra di provincia e gesti architettonici in cerca di riscatto.

schizzo de lucchi

Collocata all’interno di un quartiere artigianale come ce ne sono tanti, tra capannoni di piccole/medie imprese e il bar di quartiere (luogo incredibile, in vendita caffè, croissant scongelati, ciondoli e cineserie ma soprattutto, dietro al bancone, poltrone e divani recuperati da fallimenti, quasi fosse un emporio di frontiera), la sede di Poltrona Frau non ostenta superiorità ma  si inserisce con aristocratico portamento nel contesto urbano; e lo fa con uno stabilimento esteso ma semplice, funzionale e monocolore, il cui unico vezzo cromatico è la sottolineatura dell’accesso al Museo con un arancione d’ordinanza (quello appunto del logo aziendale).

Si varca la soglia, si attraversa il colore e si scopre all’interno la storia del mito.

Ci accoglie Eleonora, che ci stava aspettando, e ci accompagna nel percorso attraverso le stanze dell’allestimento del progetto De Lucchi, fatte di altissime quinte che ricordano pareti e porte della tradizione giapponese, realizzate con i materiali delle sedute storiche dell’azienda: legno e tela. La pelle, quella per la quale Poltrona Frau è conosciuta in tutto il mondo, riveste invece tutti i prodotti esposti, molti dei quali hanno fatto la storia del Design Italiano.

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E’ un percorso affascinante che parte nel 1912, che si sposta tra Cagliari, Torino e Tolentino,  che sfiora i racconti della monarchia Sabauda, che viaggia sui transatlantici e sulle crociere lusso alla volta delle Americhe di metà Novecento, che sperimenta le forme e i colori degli anni Sessanta,  che scopre il settore motive con gli interni per le auto più belle e che infine sviluppa progetti contract per le più importanti sale concerti e teatri del mondo.

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Il Museo è parte integrante dell’azienda, gli spazi produttivi sono lì a fianco. Il nostro giro si conclude così, in mezzi alla vera forza di questa realtà: gli artigiani che sanno lavorare il legno, il metallo, la tela ma soprattutto la pelle, rivestimento prezioso che nei suoi mille colori si stende sui tavoli per il controllo qualità, la misura al laser e il taglio. Mani esperte che modellano e cuciono.

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In Poltrona Frau tutto sembra distillato, è chiara la volontà di essere parte del tempo attraverso ricerca e sviluppo e di fare dei successi del passato la forza del presente (e del futuro).

Del resto, i pezzi storici della maison, come il divano Chester, si fanno ancora come una volta: con il legno, la paglia, le molle di ferro, le mani. E soprattutto si marchiano a fuoco con il logo, perché dovesse mai capitare che la piastrina metallica salti via, sia chiaro a tutti che la Poltrona, destinata a durare a lungo, è stata fatta da Frau.

Simona Melli

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