Home  /  Architales   /  Leonardo Ricci cerca casa sulle colline di Firenze

Qui c’era una collina. E su questa collina delle vecchie case in disuso. Non alberi, non case, non strada.  Solo pietre colme qua e là di rovi. Unica cosa vivente delle ginestre.
Volevo farmi una casa. E avevo cercato per mesi sulle colline intorno a Firenze.
Qui mi piacque.
Leonardo Ricci, 1962.

Nel 1949, appena tornato dal soggiorno parigino durato quasi due anni e dedicato interamente alla pittura, Leonardo Ricci rientra a Firenze e riprende l’attività di architetto cercando il terreno per fare una casa per lui e per la sua famiglia.

Una ricerca non semplice, durata mesi e mesi.
Voleva un terreno libero da qualsiasi vincolo, libero da qualsiasi preesistenza architettonica, dove rapportarsi solamente con il paesaggio naturale ed esprimersi senza condizionamenti.
Sulle prime colline, Ricci trova il suo terreno: sceglie il punto più alto e scosceso della vallata con due viste privilegiate: da un lato “Fiesole l’etrusca”, dall’altro “Firenze romana, romanica e umanista” e sulla scia di queste ispirazioni inizia la sua impresa.

*temp*

La Casa-Studio di Monterinaldi (1949-53) cresce sulla terra senza seguire un disegno preciso. Si lavora in totale libertà affidandosi alla manualità dei lavoratori e all’utilizzo di materiali rinvenuti sul luogo.
Per prima cosa Ricci fa costruire una strada, attraverso la quale portare alla fabbrica “acqua a dorso di mulo”, il ferro per gli infissi ricavato da vecchie serre presenti sulla collina e lì improvvisa una cava per estrarre la roccia.

Le sue parole dichiarano chiaramente il suo intento.
“Volevo distruggere lo stile, volevo che le case non fossero monumentini isolati e poggiati sulla terra uno accanto all’altro, volevo che formassero un unico organismo, che fossero non standard ma differenziate perché nate da diverse condizioni, in differenti momenti, con differenti possibilità, […] volevo che l’architettura diventasse paesaggio e il paesaggio architettura, […] volevo che sembrasse che fosse la terra ad aver partorito  quelle case, non che l’architetto le avesse imposte con un atto di imperio.”

La casa diventa un esperimento con i materiali dell’architettura verificati con schemi grafici e schizzi artistici.
Come simboli e segni concettuali i setti in pietra, le travi passanti in cemento armato, i solai in laterizio, le grandi vetrate, gli infissi e i serramenti in ferro brunito e in legno, i pavimenti in lastre irregolari di marmo e travertino.
Simboli che diventano elementi  per il progetto del villaggio comunitario di Monterinaldi decantando la “poetica dell’essenziale”.

 

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Ricci elimina le porte creando ambienti che facciano da filtro tra spazi differenti attraverso soglie e ambienti di misure diverse, nascondendo, così, le zone più private della casa, ma senza mai interrompere la sequenza degli spazi.
La continuità degli spazi non è solo orizzontale ma anche verticale, dal suolo al cielo, salendo a spirale nei vari livelli della collina si passa dalla terra all’architettura e poi di nuovo alla terra per arrivare, con i piedi, all’architettura del tetto.
Il fluire dinamico degli spazi interni prosegue all’esterno e si rafforza.
La casa si compenetra con la terra e si aggancia ad essa.

Come suggerisce Klaus Koening:

La casa va vissuta girandoci intorno, arrampicandosi sul pendio, insinuandosi tra gli elementi architettonici e gli elementi naturali, scostando le piante, abitare la casa vuol dire partecipare al movimento di una cascata, che sgorga secondo l’asse verticale.

Così i volumi della Casa-Studio si adagiano alle naturali curve di livello del terreno e gli spazi si distribuiscono su quattro livelli differenti. Alle quote più basse, scavate nella roccia, troviamo gli studi di architettura e di pittura collegati da una piccola scala in ferro battuto. Percorrendo una scalinata esterna in pietra ci alziamo di circa 10 metri dalla quota della piscina ed entriamo nell’abitazione: troviamo un grande spazio destinato alla cucina e alla zona giorno servita da un grande terrazzo.
Salendo un altro piano arriviamo alla zona notte composta da “piccolissime stanze a misura umana”, ispirate nel disegno e nelle dimensioni alle celle dell’amata Certosa d’Ema a Galluzzo.

*temp*

La luce ha un ruolo fondamentale.

Le aperture sono studiate per commentare il paesaggio di Firenze e Fiesole attraverso una modulazione di “aperture graduate”, che ricordano il Palladio letto dal suo maestro Giovanni Michelucci per la sua capacità di misurarne il ruolo di cornice visiva, o “piccole feritoie” capaci di produrre, all’opposto, una violenta vibrazione materica.

“La casa fu costruita. Vidi che ci stavo bene con mia moglie e i figli. […] Era una novità. Cosicché molti vennero a vederla, altri vollero farsi la casa qui. […] Se la mia casa rimaneva sola anche se fosse stato “un capolavoro”, sarebbe rimasto fatto unico, aristocratico, intellettuale. Un estetismo in fondo. […] Ma se altra gente voleva una casa simile, significava che esisteva un minimo comune denominatore”  

Intorno alla propria Casa-Studio, Ricci costruisce un villaggio, per coloro che, affascinati dalla sua architettura, vogliono partecipare all’esperienza in termini di collettività.
Vengono realizzate ventidue case, le ultime intorno al 1968. Nel piano originario di Monterinaldi, risalente al 1949-53, si prevedevano servizi comuni e assenza di recinzioni per riproporre il tema del villaggio comunitario, caro a Leonardo Ricci dai tempi della comunità valdese di Agapè a Prali.

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Si completa così nel tempo il cosìddetto “villaggio dei marziani”, in cui la Casa-Studio di Ricci diventa manifesto di un nuovo modo di intendere la vita, senza barriere né chiusure, in uno spazio fluido che assecondi il dialogo costante con il paesaggio e gli abitanti.

“Fare un’architettura vuol dire far vivere la gente in un modo piuttosto che in un altro”.

 

Giulia Voltolini

La rielaborazione delle immagini, su base di Erica Mazzoni e Filippo Reviati, è a cura di Giulia Voltolini.

 

BIBLIOGRAFIA

Leonardo Ricci, Anonimo del XX secolo, Il Saggiatore, Milano 1965

Leonardo Ricci, Villaggio a Monterinaldi, in «Domus», n.337, dicembre 1965

Antonella Greco, Maria Chiara Ghia, Leonardo Ricci Monterinaldi/Balmain/Mann-Borgese, Palombi Editori, Roma 2012

Michele Costanzo, Leonardo Ricci e l’idea di spazio comunitario, Quodlibet, Macerata 2009

Giovanni Bartolozzi, Leonardo Ricci: nuovi modelli urbani, Quodlibet, Macerata 2013

Giovanni Bartolozzi, Leonardo Ricci. Lo spazio inseguito,Testo&Immagine, Torino 2004

Giovanni Klaus Koening, Leonardo Ricci e la “casa teorica” in «Bollettino tecnico degli architetti e ingegneri della Toscana», n. 7-8, luglio-agosto 1958

Leonardo Savioli, Una casa sulla collina a nord di Firenze in «Architetti» n.15, 1952

Mirella Loik, Gianni Rostan, Corrado Gavinelli, L’architettura di Leonardo Ricci, Claudiana editrice, Torino  2001

 

 

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