Home  /  Architales   /  IL PAESAGGIO NELLA CASA UGALDE DI ANTONIO CODERCH

Progettare significa pensare, affinare la tecnica. Prendersi il proprio tempo, riflettere sulle questioni e sui meccanismi di relazione tra il luogo e l’immagine di un’architettura che lentamente prende forma dalle potenzialità dell’abitare e nel paesaggio.
È un lavoro paziente, meticoloso quello dell’architetto.
“Un ricominciare da capo” aggiungerebbe Ernesto Rogers, “inesorabile e impossibile”, continuerebbe Pasquale Culotta riprendendo il maestro.

Josè Antonio Coderch non fu e non volle essere un’artista. Modestia e pragmatismo guideranno la sua ricerca di un’architettura nuova, in relazione con la tradizione mediterranea e allo stesso tempo in contatto con la modernità europea.

Non è un caso che si parli di Ernesto Nathan Rogers, e della sua attenzione per la città dell’uomo, nell’introdurre l’opera di Coderch.
Se pensiamo alla chiusura culturale, che isola Spagna e Portogallo dalla maggior parte dell’Europa tra gli anni quaranta e cinquanta, dovuta ai regimi instauratosi in quegli anni, le simmetrie culturali tra Paesi appare fisiologica.
Le due culture architettoniche, infatti, si intrecciano e si condizionano a vicenda, legate dal comune desiderio di un’affermazione democratica e dall’analogo impegno a declinare il mandato del movimento moderno nel loro contesto nazionale.

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Uno dei temi più forti del periodo sarà, non a caso, il tentativo di rilettura dei caratteri dell’architettura spontanea della tradizione.
Rapportarsi all’insediamento storico, reinterpretandone i tratti sociali dell’abitare e la sua sensibilità per il paesaggio e la luce, sarà prova, per Coderch, della possibilità di affrontare l’evolversi della cultura architettonica moderna in una soluzione al tempo stesso rigorosa ma anche in continuità con la tradizione spagnola e mediterranea.

È il 1951 quando Eustaquio Ugalde incarica l’architetto di un progetto per una casa vacanze su un promontorio a Caldes d’Estrac, a trenta chilometri da Barcellona.
Arroccata sul mare, in un luogo sospeso nel mediterraneo, la villa protende lo sguardo in numerose direzioni posizionandosi nella pineta ed integrandone la vegetazione.

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Coderch studia in maniera approfondita l’irregolarità del terreno, l’orientamento delle aperture e di conseguenza delle viste, frammentando la disposizione degli alloggi in una composizione organica e pluricellulare che congiunge gli spazi interni della casa con quelli esterni su livelli differenti.

La casa acquisisce cosi un disegno morfologico completamente libero da ogni condizionante geometrica.
Essa trova le proprie giustificazioni nella volontà del progettista di voler rendere al meglio l’idea di un abitare il paesaggio in libertà, senza restrizioni di tipo costruttivo, indirizzando le viste più interessanti che dalla casa raggiungono il mare.

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Ha ragione nell’avvisare i suoi lettori Rafael Diez quando scrive che Coderch ha messo il suo maggior impegno nell’adeguare la casa alla vita.

La vita dell’uomo e le sue esigenze rappresentano per l’architetto un sodalizio importantissimo e inscindibile per la forma dell’architettura.

La casa è, così, la sintesi tra le condizioni del sito e le esigenze della committenza.

Alla casa si accede percorrendo un lungo braccio di pietra che si dispiega in lunghezza, segue l’andamento dei terrazzamenti e ricongiunge all’abitazione uno spazio destinato alla sosta veicolare. La scelta di collocare il ricovero auto così lontano dall’abitazione rappresenta, quasi sicuramente, la volontà di voler imporre al visitatore un approdo e guidato alla casa che lentamente affiora col suo biancore dalla pineta.

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Raggiunta l’architettura, superata la soglia, entriamo nell’abitazione. Qui, un muro, chiude la parete sud negandoci la vista verso il mare e introducendoci nel soggiorno. Lo spazio è fluente ed ogni ambiente comunica con gli altri e con l’esterno che, quasi subito, viene inquadrato una volta in soggiorno, da una grande vetrata.

Attorno a noi si ripartiscono altre aperture sapientemente dosate che offrono diversi scorci del paesaggio che circonda l’abitazione. Tutto il corpo della zona giorno si apre, si scava e ruota su sé stesso alla ricerca della relazione interna orientata al paesaggio.

La lettura che Coderch propone del luogo è tanto sensibile quanto precisata nella disarticolazione degli spazi. Ogni albero è attentamente rilevato e inserito nelle logiche progettuali che poi definiranno la collocazione delle grandi aperture del soggiorno, della cucina e di tutta la zona notte. Questa, collocata interamente al secondo livello della casa, si dispiega verso l’esterno e sfrutta i piani di copertura del piano inferiore come terrazze all’aperto.

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Le superfici così bianche, sono un rimando all’architettura della tradizione mediterranea che diviene lo sfondo per le ombre degli alberi e per percepire con forza i riflessi del mare lontano. L’esito è un corpo al tempo stesso organico ed astratto nella sua plasticità che, in maniera quasi spontanea, reinterpreta il luogo.

Il progetto per la casa Ugalde, diviene il tentativo di Coderch di riallacciarsi alla tradizione spagnola tentando di proporre un’architettura per la vita in grado di accogliere le persone nei luoghi.

Un impegno visionario, che il mestiere esalta caricando l’architettura di una sfida esistenziale che si concentra sulla qualità dell’abitare il paesaggio naturale.

 

Marco Malacarne

La rielaborazione delle immagini è a cura di Marco Malacarne.

 

Bibliografia

– C. Aymonino (a cura di), L’abitazione razionale: atti dei congressi CIAM : 1929-1930, II

Ed., Marsilio, Padova 1973.

– C. Fochs, Coderch 1913-1984, Gustavo Gili, 1988.

– W. J. Curtis, L’architettura moderna del 1900, edizioni Phaidon, 2002

-L. Spinelli, José Antonio Coderch, La cellula e la luce, Collana “Universale di Architettura”

diretta da B. ZEVI, n.134, Testo & Immagine, Torino 2003.

-AAVV, José Antonio Coderch, casas, Gustavo Gili, 2G Libros, 2006

-A. Armesto, R. Diez, José Antonio Coderch, Santa & Cole, 2008.

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