Home  /  Architales   /  UNA METEORA ATTERRA A PORTO_IL TRAILER DELLA CASA DA MUSICA DI REM KOOLHAAS E OMA

Un guscio geometrico e inusuale, che trova col contesto inattese relazioni per affacci, e che contiene al proprio interno tutte le funzioni che ne fanno un’istituzione. Porto diventa palco scenico per la rappresentazione del cortometraggio fantascientifico di Rem Koolhaas. Queste sono le impressioni che ho avuto durante la mia visita alla Casa della Musica, atterrata tra il 1999 e il 2005.

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Usciti dalla fermata della Metro, intitolata proprio alla Casa da Musicà, la grande pietra geometrica colpisce lo sguardo, come un corpo estraneo perfettamente incagliato nel tessuto della città. Avvicinandosi, il vetro corrugato aumenta la curiosità.

Si tratta di un monolite scultoreo pensato per stupire attraverso la forma.

Si arriva così, un po’ spaventati dall’incombenza di questa macchina extraterrestre, sulla Praça Mouzinho de Albuquerque conosciuta come, Rotunda da Boavista, che diviene teatro di un’apparizione straniante.
Siamo in una zona di Porto che riesce a far convivere i classici edifici con intonaci colorati della città consolidata e nuove strutture, spesso per uffici.

L’edificio è intenzionalmente estraneo al contesto. La Casa della Musica si presenta così come naso di questa nuova parte di città, che con forza si affaccia sulla parte storica.

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La rotazione del corpo e i tagli, che rendono la geometria così intrigante, accompagnano lo sguardo sulla città, richiamando poi l’attenzione di nuovo sull’architettura. Un gioco di tensioni visuali che crea stupore e angoscia nel terrestre.
Grandi piani vetrati aumentano gli interrogativi: è un oggetto pensato per essere visto o per vedere?

In questo modo l’edificio formalmente si stacca dal contesto ma al tempo stesso riesce a valorizzarlo.

Per rendere ancora più efficace il suo racconto per immagini Koolhaas studia uno spazio pubblico essenziale nella sua capacità di cogliere le relazioni urbane: un grande piano in travertino reso fluido da onde, che in punti strategici si aprono creando ingressi protetti e servizi.
La geometria rigida dell’edificio è in netto contrasto con la base su cui appoggia, intesa invece come elemento organico. Qual è il nesso tra due atteggiamenti tanto differenti?
Nella sceneggiatura di Koolhaas l’edificio è pensato come un blocco estraneo, una astronave atterrata a Porto. L’impatto col suolo portuense solleva onde d’urto che si fossilizzano con la pietra. Una visione costruita come un film che sembra funzionare come messa in scena di un avvenimento inaspettato.

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Il rapporto con il monolite è mediato da due passaggi per certi versi scomodi e angusti. L’edificio si apre ai visitatori in due modi: un taglio basso che accede al bar, e una scala che porta alla hall.

Questa, come fosse una scaletta di atterraggio, è una sottile linea di cemento che si appoggia al terreno. Ricorda come proporzioni, non a caso, le risalite mobili che si utilizzano negli aerei. Tuttavia, ancora una volta, è il rapporto con la città a giustificare l’elemento architettonico: la scala crea un tunnel prospettico che fa da cornice a stralci di vita quotidiana: persone di passaggio, skater che eseguono acrobazie, bambini che giocano, famiglie di turisti a bocca aperta.

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Da questo esile elemento si entra nell’edificio in una hall che subito stupisce. Alte pareti inclinate di un cemento chiaro e liscio creano riflessi confusi su una pavimentazione in acciaio satinato. Luci colorate rompono il buio di questo ambiente sottolineando ingressi e percorsi. L’atmosfera che si crea ha un non so che di aulico e inquieto, come se ci trovassimo in una chiesa gotica dove prevalgono le forzature spaziali e visive dell’altezza, dei colori e della luce.

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I primi spazi che si incontrano sono la biglietteria, con guardaroba e negozio, a cui si affianca da subito la prima funzione pubblica nella sala informatica in cui studenti e giovani musicisti passano il tempo studiando e componendo musica al computer. Il valore pubblico di questo atrio è evidente per l’organizzazione dello spazio. Sulle comode poltrone in pelle che si ripetono di fronte alla biglietteria si siedono ragazzi con libri in mano, che trovano riparo in una giornata di pioggia.

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Da qui si procede verso la sala principale attraverso una scala monumentale, che stringendosi man mano che si sale crea un imbuto prospettico che caratterizza tutto l’ingresso dell’edificio.

Voltandosi indietro in questo ambiente verso la hall l’altezza e il contrasto tra luci e ombra sono ancora più forti di quando siamo entrati. Un crescendo da vertigini ci attrae e ci incuriosisce.

L’edificio si sviluppa poi in un groviglio di scale mobili, passaggi sospesi e ambienti con diverse funzioni attorno alla sala principale in un rincorrersi di spazi angusti e sempre diversi. Si arriva così alla sala da concerti. È sorprendentemente un ambiente lineare, una “scatola” centrale che è, al tempo stesso, cuore e scheletro di tutto l’edificio. La struttura è infatti un box in cemento armato con pareti di dimensioni considerevoli che si apre nei due lati corti ad una vista della città, resa però inusuale dall’utilizzo di vetro ondulato. Un rivestimento in legno rende lo spazio più caldo rispetto all’ingresso e l’acustica è studiata fin nel minimo particolare per permettere ad uno spazio lineare e per di più vetrato su due lati di diventare una sala per concerti.

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Il percorso procede intorno alla grande sala presentando ambiti eclettici che con le funzioni più disparate rendono il meteorite una città riparata. Spazialità non convenzionali per forma e dimensioni offrono luoghi per attività aperte al pubblico.

Durante il percorso troviamo infatti tanti piccoli ambienti quasi urbani resi riconoscibili da trattamenti diversi, sempre collegati visivamente alla sala centrale.

Una seconda sala per concerti, che diventa occasione per lezioni di danza, è anche aula per un asilo e all’occasione sala prove. Una sala a gradoni caratterizzata da un rivestimento in ceramica con una fantasia geometrica è teatro di dj set con proiezioni visibili anche dalla strada. Più avanti troviamo poi due ambienti per i bambini: una sala viola con rivestimento morbido pensata per accogliere i più piccoli e una sala verde con pavimento inclinato, in cui ad ogni movimento è abbinato un suono differente.

Grazie alle possibilità che offrono questi ambienti i genitori possono godere del concerto.

In fine la “sala vip”, che Koolhaas decide di rivestire con la maiolica azzurra, gli azulejos caratteristici del Portogallo, in cui le scene rappresentate sono l’incontro di due mondi: quello portoghese che da quello germanico.

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Filtro ulteriore tra la città e il cuore del meteorite, sui due lati vetrati della sala principale, in uno spazio di transito si inseriscono poi due bar sospesi su piani di vetro satinato. Questi sono gli ambienti in cui diventa più evidente la volontà di creare un oggetto fuori dall’ordinario per natura chiuso in sé stesso: l’occasione di un punto di vista inconsueto sulla città è resa di nuovo vana dal vetro ondulato, che sposta l’attenzione di nuovo all’interno.

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Anche tutti gli ambienti che affacciano sulla sala da concerti sono caratterizzati dalla presenza di una parete in vetro ondulato.
Questo elemento ha una triplice funzione: estetica, acustica e statica.

Estetica nell’idea che un oggetto “nell’epoca dell’immagine” debba avere forme che attirino lo spettatore. L’acustica poi viene migliorata grazie ad un isolamento che il vetro piano non consentirebbe. Allo stesso modo staticamente questo metodo permette di avere luci molto lunghe senza l’interruzione del telaio.

L’atteggiamento visionario di un Koolhaas regista dello spazio si traduce così in una scultura inusuale e inaspettata, quasi un’idea di città protetta da un guscio, che nel suo calarsi in un contesto estraneo, lo valorizza proprio attirando tutta l’attenzione su di sé.

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Francesco Nicolini

Fotografie di Francesco Nicolini

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